Lisbona, la festa dei senza lavoro

Quando le speranze sono finite, non resta che appellarsi alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Succede anche questo nel Portogallo piegato da cinque anni di recessione, sopraffatto dai debiti e in cui quasi un cittadino su quattro è senza lavoro. I disoccupati in terra lusitana sono il 17% della popolazione: il record dai tempi della fine della dittatura, nel 1974.

Allora ci si appellava alla Carta universale per chiedere libertà e democrazia, oggi s’invoca per chiedere dignità: quella che arriva dall’avere un impiego e un salario.

L’APPELLO ALLE NAZIONI UNITE.

L’idea è del Movimento sem emprego, movimento senza lavoro, un gruppo spontaneo formatosi all’inizio del 2012 tra i molti che la crisi ha costretto ai margini della società. E che nelle associazioni già esistenti, sindacati in testa, non trovano rappresentanza.

I Sem emprego chiedono così che «vi sia un’effettiva attuazione dell’articolo 23 della Dichiarazione universale, cui il Portogallo è vincolato da trattati internazionali, che sancisce che ogni individuo abbia diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro e una giusta protezione sociale contro la disoccupazione», spiega a Lettera43.it Bruno Cardiga, attivista dell’associazione, laureato, disoccupato da un anno e mezzo, con una figlia di quattro anni a carico.

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(Lettera43 01/05/2013)