Aeroporto

Atterrati già da diversi minuti, finalmente scendevo insieme agli altri passeggeri dall’aereo, il sole mi accecò, splendente, scintillante, come sempre. Non vedevo l’ora di bermi un caffè, anzi um café, al primo Quiosque che avrei incontrato appena fuori dall’aeroporto, li chiamavano così e in questo modo i bar qui e a me piaceva. Come mi piaceva il café e poi a seguire avrei acceso il mio il cigarro, la sigaretta, vizio irriducibile, come feci prima di andarmene, volevo celebrare il mio ritorno alla stessa maniera di come me ne ero andato via. Anni prima, durante i primi tre mesi di lockdown in Italia ero riuscito a smettere di fumare per un breve periodo, “ma come cazzo ti è venuto in mente?”, mi urlò al telefono ad aprile la mia amica Daniela. Fumatrice incallita, l’avevo contattata per dirle che a ottobre sarei finalmente tornato per fermarmi in città una decina di giorni; ebbe l’urgenza di  raccontarmi la crisi con João, la loro relazione era giunta ormai al capolinea, naufragata dopo pochi anni di matrimonio. Continua a leggere “Aeroporto”