Nova Lisboa. Razzismo e abitazione in Portogallo

Questo reportage, realizzato insieme a Luca Onesti, è uscito su Frontiere News il 12-12-2021, lo trovate qui in versione multimediale con diverse foto di Onesti.

«Noi possiamo essere della città o stare nella città, e le due cose sono importanti perché una persona si senta cittadina in uno spazio geografico, qualunque esso sia. Ma la maggior parte delle volte quello che succede, specialmente con i migranti, è che non sono della città ma soltanto stanno nella città».

Mamadou Ba, dirigente e attivista di SOS Racismo, associazione nata a Lisbona all’inizio degli anni Novanta, ritiene che per comprendere meglio il razzismo in Portogallo ci sia bisogno di riferirsi alle politiche pubbliche in aree diverse come quella dell’abitazione, dell’educazione, della sanità e della giustizia sociale. Ad esempio, l’offerta del servizio sanitario nazionale nelle diverse zone dell’area metropolitana di Lisbona si differenzia per qualità e accessibilità.

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Lisbona è bohémien. Se sai dove guardare

Fabio Rossi ha 37 anni e un curriculum poco brillante quando, nel 2013, decide di andare a vivere per un po’ a Lisbona: studente “fuori corsissimo” e bocciato per due volte alle medie e al liceo, vanta una lunga storia di lavori sottopagati e casuali tra cui quello di giornalista free lance. Sceglie la capitale portoghese per disperazione ma se ne innamora a mano a mano che si addentra nella storia e nei quartieri più snobbati e periferici, nei suoi protagonisti sconosciuti alla storiografia ufficiale e nelle zone che vivono di doppia vita: brillante in apparenza ma anche centro di spaccio e sex workers. L’appartamento scalcinato nel quartiere dell’Alfama in cui trascorre i primi anni è un punto di partenza per scandagliare zone come Mouraria in cui la composizione sociale di pensionati portoghesi e immigrati asiatici e africani è stata per parecchio un deterrente alla gentrificazione. Fabio Rossi è l’alias di Daniele Coltrinari che, tornato in Italia nel 2017, continuerà a fare avanti e indietro da Lisbona che troverà sempre più addomesticata dal turismo. E su cui ha scritto di recente questo libro asciutto e anticonvenzionale dove la sua avventura molto bohémienne si mescola con quella della capitale ma anche di tanti europei che nella capitale lusitana hanno trovato un senso, ognuno a suo modo.

di Gabriella Saba, Il Venerdì di Repubblica, 17-12-2021

Quei favolosi miradouros e anni ’60

Qualche settimana prima che il mio futuro ex coinquilino lasciasse la città decidemmo di organizzare una despedida, un festa di addio. C’eravamo dati appuntamento alle sette di sera in uno dei diciannove miradouros ufficiali, uno dei terrazzi più popolari e conosciuti della città e uno dei tanti punti panoramici dove si osservavano il Ponte 25 de Abril che attraversava il Tejo da una sponda all’altra e il Cristo Rei, statua che si ergeva dall’altra parte del fiume. Arrivai con Marco con mezz’ora abbondante di ritardo. João e Daniela erano già lì, Cecília invece non si presentò, ci inviò dopo qualche ora un messaggio per farci sapere che non si sentiva molto bene. Il miradouro di Santa Caterina era chiamato da chi lo frequentava anche l’Adamastor: il soprannome era dovuto alla presenza di una statua collocata al centro di questa splendida terrazza vista Tejo, raffigurante un gigante basato sulla mitologia greca, creatura inventata dalla fantasia di Luís de Camões nel poema epico Os Lusíadas, l’Adamastor, appunto. Continua a leggere “Quei favolosi miradouros e anni ’60”

Cinquant’anni con le canzoni di José Afonso

Zeca Afonso, foto tratta dalla pagina facebook Associação José Afonso

José Afonso detto anche Zeca Afonso, è il cantautore che più di ogni altro è associato alla Rivoluzione dei garofani; la trasmissione della sua canzone Grândola vila morena da parte di Rádio Renascença, diede il segnale, poco dopo la mezzanotte, ai militari di far partire il colpo di Stato che metterà fine alla dittatura portoghese. Iniziava così il 25 aprile del 1974 e ancora oggi Grândola risuona nelle strade di Lisbona durante le manifestazioni di piazza; nel 2014, per il quarantennale della rivoluzione portoghese, ebbi la possibilità di recarmi insieme a un collega alla sede lisboeta della Associazione José Afonso. José Rodrigues, della direzione dell’associazione, ci spiegò che c’erano altri sette nuclei sparsi in tutto il Paese e che la sede principale si trovava (ancora oggi) a Setúbal, la città in cui José Afonso è morto. Continua a leggere “Cinquant’anni con le canzoni di José Afonso”

Aeroporto

Atterrati già da diversi minuti, finalmente scendevo insieme agli altri passeggeri dall’aereo, il sole mi accecò, splendente, scintillante, come sempre. Non vedevo l’ora di bermi un caffè, anzi um café, al primo Quiosque che avrei incontrato appena fuori dall’aeroporto, li chiamavano così e in questo modo i bar qui e a me piaceva. Come mi piaceva il café e poi a seguire avrei acceso il mio il cigarro, la sigaretta, vizio irriducibile, come feci prima di andarmene, volevo celebrare il mio ritorno alla stessa maniera di come me ne ero andato via. Anni prima, durante i primi tre mesi di lockdown in Italia ero riuscito a smettere di fumare per un breve periodo, “ma come cazzo ti è venuto in mente?”, mi urlò al telefono ad aprile la mia amica Daniela. Fumatrice incallita, l’avevo contattata per dirle che a ottobre sarei finalmente tornato per fermarmi in città una decina di giorni; ebbe l’urgenza di  raccontarmi la crisi con João, la loro relazione era giunta ormai al capolinea, naufragata dopo pochi anni di matrimonio. Continua a leggere “Aeroporto”