La vita “normale” in Portogallo: Dulce Maria Cardoso

Cascais dista circa una trentina di chilometri da Lisbona ed è situata sulla costa atlantica, fino a prima dell’inizio della pandemia, era uno dei luoghi più cosmopoliti e turistici del Portogallo, tuttavia ha sempre avuto una storia importante fin da quando il re D. Luís I scelse la baia come residenza estiva, alla fine del XIX secolo. In uno splendido e solare pomeriggio, qui il clima è mite e senza precipitazioni per buona parte dell’anno, abbiamo incontrato e intervistato la scrittrice portoghese Dulce Maria Cardoso, proprio a Cascais, città dove vive attualmente. Nata in Portogallo nel 1964, ha trascorso parte della sua infanzia in Angola (lei e la sua famiglia sono dei retornados, nome dato ai cittadini portoghesi che dovettero tornare in patria dopo l’indipendenza delle ex colonie africane) il suo ultimo romanzo, è uscito in Italia alla fine dello scorso luglio, Eliete. La vita normale (tradotto da Daniele Petruccioli ed edito da Voland).

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Vite senza radici ai due lati delle Ande

Alejandra Costamagna – foto di Gonzalo Donoso

Considerata una delle più importanti voci latinoamericane della letteratura contemporanea, Alejandra Costamagna è tornata a fine maggio nelle librerie italiane con Il Sistema del Tatto, edito da Edicola Ediciones, (traduzione di Maria Nicola), casa editrice che si divide tra Ortona e Santiago del Cile e che aveva già pubblicato la scrittrice cilena nel 2016 con la raccolta di racconti C’era una volta un passero. Abbiamo contattato e intervistato Alejandra Costamagna per parlare con lei del suo ultimo romanzo, una storia famigliare che coinvolge la stessa autrice, la situazione politica e l’emergenza sanitaria in Cile dovuta al Coronavirus.

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Quella corsa in bicicletta nelle terre di José Saramago

Si chiama Volta ao Alentejo, ma solo sulla carta, per tutti è l’Alentejana. È così da trentasette anni, l’ultima edizione si è corsa dal 20 al 24 marzo: sei tappe in cinque giorni. Nell’albo d’oro della competizione figura anche la vittoria di Miguel Indurain nel 1996, ma più che per il blasone della gara a tappe, correre qui è soprattutto un modo per scoprire l’Alentejo, regione a sud del Portogallo, tra Spagna, Oceano Atlantico, sopra il ben più celebre Algarve. È terra di emigrazione, di uomini e donne partiti verso Lisbona e l’estero in cerca di fortuna e lavoro, di conquiste arabe e reconquiste cristiane, di case vinicole e di produttori di olio, di città fantasma e di Cante Alentejano, patrimonio culturale e immateriale dell’umanità Unesco dal 2014.

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Viaggio nella vita di un rivoluzionario. Sócrates, Lula e il Brasile sotto dittatura

Colpi di tacco, visione di gioco, estro, fantasia. Sono caratteristiche che accomunano tutti i grandi calciatori brasiliani e come sempre, la nazionale verde oro, (ovvero il Brasile, la più titolata al mondo con cinque vittorie ai mondiali), anche quest’anno è tra le favorite alla vittoria finale ai Mondiali iniziati lo scorso giovedì 14 giugno e che si stanno disputando in Russia. Questa domenica, attraverso un libro uscito qualche anno fa, #letturesportive vi parla di un grande calciatore brasiliano che è stato anche il simbolo di una stagione politica nel Paese sudamericano: Sòcrates.

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Pantani dopo Pantani. Storia e leggenda di un dio terrestre

«Io non mi riconosco nelle due fazioni, quella dell’angelo e quella del diavolo. Troppo estreme, in un certo senso troppo comode. Mi riconosco in un libro: Pantani era un dio». (Gianni Mura, giornalista e scrittore).

Quattordici anni fa, nel giorno di San Valentino, nel giorno degli innamorati, se ne andava un amore sportivo e smisurato per tutti gli appassionati di ciclismo e di sport, moriva Marco Pantani. Soprannominato “il Pirata”, bandana colorata sul capo e orecchino, è stato l’ultimo dei ciclisti, nel 1998 (dopo Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche e Miguel Indurain), ad aver realizzato l’accoppiata Giro-Tour, la vittoria al Giro d’Italia e al Tour de France nello stesso anno.

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