Scrittrice, viaggiatrice, visionaria e prima donna al seguito del Giro d’Italia. Anna Maria Ortese

Da oltre due settimane, ogni mattina e ogni sera, una città italiana, o un grosso paese, o addirittura un piccolo e dimenticato paese, sono in tumulto. Strade bloccate, ingorghi di macchine, polizia motorizzata che percorre in mezzo a mille scoppi le vie, popolazione dappertutto, nelle piazze, ai lati delle strade, alle terrazze, ai balconi, e anche sui tettucci delle macchine o, come strani frutti, tra i rami degli alberi. È quasi l’estate. E una luce purissima piove a fiotti dovunque; i giorni sono ardenti e azzurri, i tramonti gialli e rossi, come nelle cartoline, appaiono più vasti e splendenti del normale; magnifiche nella loro calma e profondità, con uno stellato limpidissimo, le notti.
(
da La lente scura. Scritti di viaggio Verso il Sud, Anna Maria Ortese, Adelphi)

Pubblicato per la prima volta nel 1991, La lente scura, è un libro che comprende dei racconti della scrittrice Anna Maria Ortese, originariamente usciti su varie testate tra il 1939 e il 1964, periodo nel quale l’attività giornalistica della scrittrice è più intensa. E ne La lente scura vi sono anche i reportage della Ortese al Giro d’Italia; è il 1955 e ci sono addirittura tre scrittori a seguire la più importante gara ciclistica a tappe italiane: Marcello Venturi, Vasco Pratolini e Anna Maria Ortese.

La Ortese è la prima donna al seguito della corsa e in diverse occasione deve anche travestirsi con un copricapo calato sugli occhi, per non far riconoscere il suo sesso ed evitare commenti su di lei non proprio simpatici da parte dei tifosi in attesa di veder passare i propri beniamini ai lati delle strade, e seguire il Giro a bordo di una macchina insieme ad altri giornalisti. Quell’anno Anna Maria Ortese scrive tre lunghi articoli sul Giro per L’Europeo e tutti e tre si trovano ne La lente scura

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(Il Salto 22/06/2018)

Viaggio nella vita di un rivoluzionario. Sócrates, Lula e il Brasile sotto dittatura

Colpi di tacco, visione di gioco, estro, fantasia. Sono caratterische che accomunano tutti i grandi calciatori brasiliani e come sempre, la nazionale verde oro, (ovvero il Brasile, la più titolata al mondo con cinque vittorie ai mondiali), anche quest’anno è tra le favorite alla vittoria finale ai Mondiali iniziati lo scorso giovedì 14 giugno e che si stanno disputando in Russia.

Questa domenica, attraverso un libro uscito qualche anno fa, #letturesportive vi parla di un grande calciatore brasiliano che è stato anche il simbolo di una stagione politica nel Paese sudamericano: Sòcrates.

«Il mio rapporto con il Brasile è nato intorno alla scrittura e alla ricerca che ha accompagnato e preceduto la pubblicazione di questo libro; quando sono arrivato tra l’autunno e l’inverno del 2013 a San Paolo del Brasile, l’idea era quella di scoprire altre città e altri luoghi di questo Paese, poi la voglia e le necessità di approfondire la vita di Sòcrates, anche attraverso i racconti di chi l’ha conosciuto e la stessa San Paolo, mi hanno travolto». Così Lorenzo Iervolino –  anche autore di Trentacinque secondi ancora. Tommie Smith e Jonh Carlos: il sacrificio e la gloria, 66th and 2nd, 2017,  oltre a far parte del collettivo Terranullius  (è redattore dell’omonima rivista) – spiega il suo Un giorno triste così felice. Sócrates, viaggio nella vita di un rivoluzionario, (66th and 2nd, 2014).

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(Il Salto 17/06/2018)