Cinquant’anni con le canzoni di José Afonso

Zeca Afonso, foto tratta dalla pagina facebook Associação José Afonso

José Afonso detto anche Zeca Afonso, è il cantautore che più di ogni altro è associato alla Rivoluzione dei garofani; la trasmissione della sua canzone Grândola vila morena da parte di Rádio Renascença, diede il segnale, poco dopo la mezzanotte, ai militari di far partire il colpo di Stato che metterà fine alla dittatura portoghese. Iniziava così il 25 aprile del 1974 e ancora oggi Grândola risuona nelle strade di Lisbona durante le manifestazioni di piazza; nel 2014, per il quarantennale della rivoluzione portoghese, ebbi la possibilità di recarmi insieme a un collega alla sede lisboeta della Associazione José Afonso. José Rodrigues, della direzione dell’associazione, ci spiegò che c’erano altri sette nuclei sparsi in tutto il Paese e che la sede principale si trovava (ancora oggi) a Setúbal, la città in cui José Afonso è morto.

“È stato proprio nell’anno della sua morte, il 1987, che un gruppo di familiari, di amici e di musicisti, hanno deciso di fondare un’associazione col suo nome, con l’obiettivo della divulgazione della vita e dell’opera, del suo esempio come uomo e come cittadino”, ci disse in quell’occasione José Rodrigues. L’Associazione organizza da sempre ogni mese diversi eventi ed riuscita a farlo anche in quest’anno di pandemia, seppur non in presenza, inoltre gestisce un sito molto ben aggiornato, www.aja.pt, dove si possono trovare tutte le versioni che sono state realizzate delle canzoni di José Afonso in tutto il mondo. “Passano gli anni e queste versioni aumentano, ed è sempre una sorpresa per noi sapere che musicisti nati magari anche dopo la morte di José Afonso hanno inciso una versione di questa o quella sua canzone”, ci spiegò Rodrigues. In Italia ad esempio, Daniele Sepe ha inciso una versione della Ronda das mafarricas e Antonella Ruggiero ha interpretato la Balada do Sino. José Rodrigues, collezionista di dischi, ci svelò un’altra curiosità: “C’è anche una versione italiana dell’lp Cantigas do Maio (l’album dove tra i vari brani c’è anche Grândola vila morena e che quest’anno compie cinquant’anni) che José Afonso registrò in Italia insieme a Francisco Fanhais”. Il disco era destinato ad appoggiare la lotta dei lavoratori del giornale República, un giornale che, durante la dittatura, aveva raccolto (ancor di più negli ultimi anni, dopo il 1972) firme di intellettuali progressisti e socialisti (una di esse è quelle di Mário Soares) e che dopo il 25 aprile aveva visto una forte contrapposizione interna. Una Commissione coordinatrice dei lavoratori del giornale si oppose infatti alla ristrutturazione redazionale, voluta dall’amministrazione, che avrebbe favorito l’egemonia del Partito Socialista nel giornale. È al fianco di questa  commissione di lavoratori che si era schierato José Afonso. Il giornale però non sopravvisse e sospese la pubblicazione regolare nel gennaio 1976. Nato ad Aveiro nel 1929 José Afonso ha trascorso l’infanzia tra l’Angola e il Portogallo, in una famiglia di idee reazionarie e salazariste. A Coimbra per motivi di studio, passa per le libere associazioni studentesche, le “Repúblicas”, e gioca a calcio nell’Académica de Coimbra, che ha alle spalle una storia unica nel suo genere, avendo raggiunto, da squadra studentesca, la vetta del calcio portoghese (è stata la vincitrice della prima edizione della Coppa del Portogallo, nel 1939). José Afonso inizia a cantare il fado di Coimbra e, avvicinandosi agli ambienti sociali più umili, comincia ad acquisire la coscienza politica di vicinanza ai poveri e agli sfruttati che caratterizzerà tutta la sua opera e la sua vita. Opera non vastissima, composta da quindici lp e da diversi singoli, ma straordinaria per la ricerca delle tradizioni musicali del Paese e con una grande connotazione di denuncia sociale, in anni in cui la censura del salazarismo era molto forte. Grândola vila morena nasce proprio dall’impegno sociale di “Zeca” Afonso: la canzone è dedicata alla Sociedade Musical Fraternidade Operária Grandolense, un’associazione che il regime aveva fortemente represso, insieme a tutte le realtà associative e cooperative della zona e della regione, l’Alentejo, dove si trova appunto la cittadina di Grândola. E sono molte altre le canzoni di critica politica e opposizione al fascismo. A morte saiu à rua, ad esempio, dedicata al pittore José Dias Coelho, militante del Partito Comunista portoghese ucciso dalla PIDE, la polizia fascista, nel 1961. In un’intervista del 1984, Zeca Afonso, affermò: “I giovani si trovano a fare i conti con un sistema che non tiene conto di loro, che parla di loro solo ipocritamente. Il 25 aprile non è stato fatto per questa società in cui ora stiamo vivendo. Quelli che aiutarono a fare il 25 aprile (che non sono solo quelli che lo hanno fatto) immaginavano una società molto differente da quella attuale, che ora viene offerta ai giovani. I giovani si trovano di fronte a problemi così gravi, forse anche più gravi di quelli che affrontammo noi, la disoccupazione per esempio, e non hanno risorse, il sistema li oltrepassa e li opprime, creando per loro un’apparenza di libertà. Io credo che l’unico atteggiamento possibile è quello che noi (per “noi” intendo la mia generazione) abbiamo avuto: quello di un rifiuto intelligente, se possibile fino all’insubordinazione e anche fino alla sovversione del modello di società che gli si sta offrendo con bei discorsi, con il fondamento della legalità democratica, con il fondamento del rispetto per i cittadini, per i diritti dei cittadini. Ma che è di fatto una società teleguidata da lontano, da un qualche FMI o dai banchieri, ed è imposta ai giovani d’oggi. E devono combatterla, distruggerla, affrontarla con tutte le loro forze, organizzandosi per creare la società che hanno in mente e che non è, sono certo, la società di oggi”.

Oggi più che mai, l’album Cantigas do Maio è ancora attuale, in Portogallo e nel resto del mondo, parola di José Afonso, simbolo della rivoluzione.

Pubblicato su Il Pickwick (07/06/2021)

40 anni dopo torna in Portogallo, la storia del fotografo toscano Stefano Pacini

La prima volta fu nel 1975, la seconda quasi quarant’anni dopo, nel 2014. Stefano Pacini, fotografo toscano, ha fotografato la rivoluzione dei garofani in Portogallo, il movimento rivoluzionario e creativo degli anni ’70, le strade di Genova 2001, i campi Rom e la distruzione bellica della ex Jugoslavia. La sua opera fotografica è stata esposta a Cuba, in Bosnia e in Portogallo. Il suo ultimo libro è Noi sogniamo il mondo. Abbiamo incontrato e intervistato Stefano Pacini.

A revolução está na rua è una mostra itinerante delle tue foto che dallo scorso anno, dopo l’esordio a Lisbona, ancora oggi gira per diverse città del Portogallo.

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