Lisbona, una capitale in crisi di identità

Nella foto Rita Silva al centro insieme ad altre attiviste di Habita

Almeno 100 mila nuovi appartamenti in tutto il Portogallo di proprietà dello stato da affittare alle famiglie meno abbienti a prezzi accessibili, tra i 150 euro e i 500 euro mensili. È stato uno dei punti programmatici della campagna elettorale del BE (Bloco de esquerda) partito che domenica scorsa 6 ottobre, si è riconfermato terza forza del paese con il 9,67% dei voti. Il Be ha dichiarato di essere disponibile a ripetere l’esperienza della scorsa legislatura, la cosiddetta Geringonça, l’accordo programmatico che ha visto al governo il Partito Socialista (vincitore di queste ultime elezioni ma senza avere la maggioranza minima dei seggi per governare da solo) con l’appoggio esterno dei comunisti e del Bloco. Non sappiamo ancora se questa formula si ripeterà anche nei prossimi anni, quello che invece è certo è la “questione abitativa”, diventato un vero problema per molto famiglie, soprattutto nella capitale portoghese.

«In alcuni punti, questo quartiere sembra essere uscito recentemente da una guerra e da un bombardamento», Filipe Homem Fonseca, nato a Lisbona nel 1974 – dove ha sempre vissuto (tranne un breve periodo negli Stati Uniti) e continua a vivere – è uno scrittore, drammaturgo, musicista e regista. Lo scorso febbraio è uscito il suo terzo romanzo A Imortal da Graça (Quetzal Editores), ambientato a Graça, uno dei quartieri più tipici e centrali di Lisbona – anche se non fa parte dei bairros históricos (Fonseca non concorda con questo, N.d.R ) rispetto ad altre zone della città come ad esempio Alfama, la Mouraria, il Bairro Alto e lo Chiado. Quando parla della somiglianza del suo rione a una zona “bombardata” si riferisce alla fase di ricostruzione post guerra. A Graça è possibile incontrare infatti, diversi lavori di riqualificazione a cielo aperto; il suo romanzo, narra la storia di un quartiere e dei suoi residenti che lottano contro la speculazione immobiliare e l’aumento vertiginoso dei prezzi degli affitti. Un romanzo in alcuni tratti paradossale, quando uno dei protagonisti, vincitore della lotteria nazionale, non riesce a ritirare il premio perché uscire da Graça è impossibile a causa dei lavori in corso che stanno trasformando il quartiere dove vive. Non è paradossale invece quello che sta accadendo non solo a Graça ma praticamente in tutta Lisbona ormai da diverso tempo, ovvero la standardizzazione con le altre capitali europee e la perdita della sua “autenticità” che la caratterizzava fino a qualche anno fa, in una parola ormai di moda e spesso usata (a volte anche abusata), la gentrificazione. La popolazione locale è stata sostituita da una nuova, di passaggio e costituita da turisti e da catene multinazionali, attraverso grandi investimenti immobiliari, soprattutto di capitali esteri e all’uso prettamente turistico delle abitazioni presenti in città. La capitale portoghese è sempre più costosa e non tutti possono più permettersela, secondo uno studio recente della Deutsche Bank, Lisbona è la sesta città più cara al mondo per il costo degli affitti, dopo Hong Kong, Città del Mexico, Shangai, São Paulo e Rio de Janeiro. Nel caso di Lisbona, ogni famiglia utilizza più del 50% dei proprio stipendi per pagare l’affitto ogni mese. Circa il 50,4%, in una città dove la spesa media mensile di una locazione è sui 923 euro mentre la media degli stipendi è circa 1200 euro a persona. «Se è vero che il 75% della popolazione portoghese è proprietaria di una casa, nelle città più grandi come Porto e appunto Lisbona ci sono molte famiglie e persone che pagano ogni mese l’affitto e sono sempre più i casi nei quali non ce la fanno più». Rita Silva del collettivo Habita, un gruppo di attivisti che organizza da più di dieci anni, sul diritto all’abitazione a Lisbona, dibattiti e incontri pubblici attraverso varie assemblee durante l’anno mettendo al centro della propria azione l’articolo 65 della costituzione portoghese, ovvero il diritto di tutti i cittadini ad avere una abitazione adeguata e confortevole e che preserva l’intimità e la riservatezza personale e famigliare. Non è certo il diritto di vivere a Lisbona, se però per decenni si è vissuto in un quartiere, andarsene fuori città oltre ad essere un trauma affettivo, è indubbiamente la qualità della vita che peggiora se per andare al lavoro ci si impiega più di un’ora. «Il governo che abbiamo avuto negli ultimi quattro anni non ha fatto molto rispetto alla questione del diritto alla casa – spiega Rita Silva, aggiungendo: dal primo ottobre è attiva una legge (Lei de Bases da Habitação) che prevede tra le normative quello di proibire l’assédio, una pratica utilizzata dai proprietari degli immobili per rendere difficile la vita agli affittuari attraverso i lavori di riqualificazione improvvisi nell’edificio dove vivono». Un modo per “liberare” gli appartamenti e renderli disponibili all’uso turistico, una formula più redditizia per i proprietari degli immobili, in una città che sta vivendo un boom turistico come non si era mai visto prima. «In questo paese – afferma l’attivista di Habita – non si ancora raggiunta una piena coscienza sul diritto all’abitare, è visto ancora più come un problema personale che collettivo e dello stato. Mentre tutti i cittadini sono ben coscienti che lo stato ad esempio, deve farsi carico della sanità pubblica». Rita Silva poi sottolinea alcuni punti che questa legge non affronta come la non regolamentazione degli investimenti da parte dei fondi immobiliari, «sono spesso grandi capitali stranieri che comprano uno o più palazzi per convertili in hotel, lasciando senza casa gli affittuari» (da qualche anno è stato liberalizzato il mercato degli immobili e delle locazioni) e la questione dei Golden Visa, un permesso di soggiorno in territorio portoghese assegnato ai fini di investimento e destinato a chi non è cittadino nel territorio dell’Unione europea e dello spazio Schengen. Si ottiene con un trasferimento di investimenti/capitali di almeno un milione di euro in Portogallo, con la creazione di un impresa in terra lusitana e di un numero minimo di posti lavoro (sono pochissimi quelli che scelgono questa opzione) e soprattutto grazie all’acquisto di un immobile di un valore minimo di mezzo milione di euro. Così, in questi tre modi, il permesso di soggiorno viene concesso per un periodo iniziale di cinque anni e può essere rinnovato successivamente. Ovviamente chi ha disponibilità economiche importanti, non si pone il problema di comprare una casa anche a un valore molto più alto rispetto a quello di mercato per ottenere il Golden Visa, contribuendo all’aumento dei prezzi degli immobili e “drogando” il mercato. E gli investimenti dello stato per le abitazioni a un rezzo più favorevoli? Rita Silva ha le idee molto chiare al riguardo: «attraverso alcune iniziative a novembre chiederemo conto di questo al nuovo governo, se lo stato non mette i soldi per costruire delle abitazioni a un costo agevolato e per chi non può permettersi di pagare la locazione oltre una certa soglia, c’è poco da fare. Noi siamo pronti a continuare le nostre lotte che portiamo avanti da anni, il nuovo governo è pronto ad affrontare questo tema?».

Pubblicato su Left (01/11/2019)

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